
Nel suo libro "La metopa e il triglifo" Monestiroli fa un'analisi toccante della definizione dell'architettura di Loos. La definizione di Loos è la seguente:
"Se in un bosco troviamo un tumulo, lungo sei piedi e largo tre, disposto con la pala a forma di piramide, ci facciamo seri e qualcosa dice dentro di noi: qui è sepolto qualcuno. Questa è architettura."
Monestiroli parla di questa definizione mettendo in evidenza il rapporto che l'architettura ha con la natura, con rapporti dimensionali e con gli strumenti che l'uomo usa per costruire. Dice che tutte queste cose venendo insieme provocano in noi un'emozione. E' questo insieme di concetti astratti (insieme all'emozione) che ci rende diversi dagli animali. Capire da una serie di elementi la morte, essere commossi e farci seri davanti a una costruzione, fatta dalla mano umana.
Questa analisi mi fa riflettere. Qualcuno aveva detto che l'uomo è l'unico animale a sapere di dover morire un giorno. Il rapporto con la morte dunque è un tema estremamente umano. Qualcosa che ci rende quasi disperati. E cerchiamo di rimediare questa disperazione attraverso delle costruzioni. Cimiteri, monumenti.
A questo proposito ho pensato che potrebbe essere opportuno lavorare sul Monumento alle Fosse Ardeatine. E' un monumento che della morte non parla. Non la descrive. Non è un'insegna. Crea un'atmosfera, un momento commovente. E' un modo raffinatissimo dell'uomo di rapportarsi con il suo destino attraverso il design.
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